Mi sono sempre definita una guerriera. Ed é per questo forse che mi sono conquistata spazi che mai avrei immaginato.
Ho ricevuto altri
premi. Anche importanti. Ma il premio Camilla ha più valore, perché c'è di mezzo il
cuore, l'amicizia e la stima reciproca.....
Qui il mio pezzo pubblicato sul Fatto Quotidiano
ladonnaincorriera.blogspot.com:curiosità
martedì 1 ottobre 2019
venerdì 20 settembre 2019
Riposarsi
E' stato un agosto molto movimentato. Tra arrivi, partenze, ritorni e via discorrendo è stato davvero tutto un gran da fare.. E quindi corri di qua e corri di là, tra la casa in città e quella al mare, cucina, lava e via discorrendo, insomma partiti tutti ci volevano davvero le ferie. Per cui ci siamo ritirati nel buen retiro del mare. E le giornate ancora calde hanno aiutato il riposo e la vacanza.
Adoro questa casa informale, colorata e piena di luce, da cui si può godere dal grande terrazzo un panorama unico. Davanti ho tutto il mare. Parte da Sabaudia, San Felice poi Ponza e le isole davanti, per arrivare a Nettuno. Dietro ho le montagne e sento i galli cantare. Mare e campagna insieme.
Insomma se voglio stare al mare, guardo davanti. Se voglio apprezzare la fresca campagna, con i galli che cantano, guardo dietro.
A presto
Mariassunta
Adoro questa casa informale, colorata e piena di luce, da cui si può godere dal grande terrazzo un panorama unico. Davanti ho tutto il mare. Parte da Sabaudia, San Felice poi Ponza e le isole davanti, per arrivare a Nettuno. Dietro ho le montagne e sento i galli cantare. Mare e campagna insieme.
![]() |
| davanti casa |
![]() |
| dietro casa |
A presto
Mariassunta
giovedì 25 luglio 2019
Stratford on Avon. Arriva Ludovica (5)
Dopo un pò di giorni che eravamo lì, ci raggiunse Ludovica, mia cugina. Voleva anche lei fare una vacanza studio e quindi le trovammo un posto alla pari in una famiglia di architetti. Avrebbe dovuto ricambiare la loro ospitalità occupandosi dei loro due bambini.
Anche in quella occasione non capimmo chi doveva aspettare chi e neanche dove. Non c'erano mica i telefonini all'epoca. Le informazioni arrivavano, quando arrivavano. Se arrivavano. Comunque, non avendo avuto notizie certe, decidemmo di dividerci. Io sarei andata in macchina con il maggiordomo ad aspettare Ludovica in stazione. Elvira sarebbe rimasta in hotel in attesa di una sua telefonata. Ci saremmo sentite ogni tanto nel caso ci fossero state novità. Era tardi. Erano quasi le 11 di notte, quando lei arrivò. Dormì da noi e il giorno dopo l'accompagnammo in pompa magna da Pattie e John, la famiglia che l 'avrebbe ospitata. La casa era su una collinetta, oltre il fiume Avon.. Era bellissima. Originale e molto accogliente. Il living luminosissimo, aveva tutta una parete a vetrata che dava su un giardino interno molto curato e cinto da mura alte. Gli inglesi tengono molto alla loro privacy, e quindi chiudono cortili e cortiletti con pareti alte di mattoncini rossi o con pannelli di legno su cui fanno crescere arbusti fioriti che creano un colpo d'occhio unico. Bei punti focali, generalmente incastonati tra prati verdi curatissimi e quindi illuminati da bouganvillee o lunghi tralci di rose appoggiati un pò ovunque. In eleganza e raffinatezza, non li batte davvero nessuno. La parete sinistra del soggiorno rifinita a mattoncini bianchi era coperta da lunghi rampicanti verdi. Esterno e interno si completavano. Non si capiva infatti dove cominciava l'uno e dove finiva l'altro. Mi piacque molto. C'era stile, finezza, eleganza e sobrietà. Quindi la padrona di casa, ci condusse alle camere del piano superiore. Nulla di banale e scontato neanche qui. Lo spirito degli architetti in questa casa si era espresso in tutta la loro originalità. La camera dei bambini e la camera padronale per esempio, pur avendo entrate distanti tra loro, erano contigue e semplicemente separate da una parete di vetro, che si poteva isolare da una lunga tenda scura azionabile dalla camera grande. Tanti gli accorgimenti in quella casa, come il tritarifiuti elettrico nel lavandino della cucina. Buttavi lì i resti dei piatti, accendevi l'interruttore e cranch, cranch, in un attimo tutto era pulito. Poi però, anche qui, lavavano i piatti immergendoli nel detersivo e li riponevano nello scolapiatti senza risciacquarli.. Un'abitudine diffusa, quindi. Andavamo spesso in quella casa. Eravamo bene accolte. E più di qualche volta ci invitavano a cena. Ci si sedeva a tavola alle 18 in punto. Nè un minuto prima. Nè un minuto dopo. Avendo scelto di condividere la casa con una ragazza alla pari, Pattie e John ogni tanto uscivano con gli amici per andare a bere qualcosa al pub. E noi facevamo compagnia a Ludovica. Spesso ci raggiungevano anche gli altri amici del bar-latteria. Una sera i padroni di casa rientrarono presto, sembravano un pò brilli. Volevano continuare a bere con gli amici con cui erano usciti. E quindi senza troppi giri di parole, ci misero alla porta. La prendemmo a ridere. E tra una risata e l'altra ripetevamo tra noi....ci hanno cacciato... ci hanno cacciato...( continua)
Anche in quella occasione non capimmo chi doveva aspettare chi e neanche dove. Non c'erano mica i telefonini all'epoca. Le informazioni arrivavano, quando arrivavano. Se arrivavano. Comunque, non avendo avuto notizie certe, decidemmo di dividerci. Io sarei andata in macchina con il maggiordomo ad aspettare Ludovica in stazione. Elvira sarebbe rimasta in hotel in attesa di una sua telefonata. Ci saremmo sentite ogni tanto nel caso ci fossero state novità. Era tardi. Erano quasi le 11 di notte, quando lei arrivò. Dormì da noi e il giorno dopo l'accompagnammo in pompa magna da Pattie e John, la famiglia che l 'avrebbe ospitata. La casa era su una collinetta, oltre il fiume Avon.. Era bellissima. Originale e molto accogliente. Il living luminosissimo, aveva tutta una parete a vetrata che dava su un giardino interno molto curato e cinto da mura alte. Gli inglesi tengono molto alla loro privacy, e quindi chiudono cortili e cortiletti con pareti alte di mattoncini rossi o con pannelli di legno su cui fanno crescere arbusti fioriti che creano un colpo d'occhio unico. Bei punti focali, generalmente incastonati tra prati verdi curatissimi e quindi illuminati da bouganvillee o lunghi tralci di rose appoggiati un pò ovunque. In eleganza e raffinatezza, non li batte davvero nessuno. La parete sinistra del soggiorno rifinita a mattoncini bianchi era coperta da lunghi rampicanti verdi. Esterno e interno si completavano. Non si capiva infatti dove cominciava l'uno e dove finiva l'altro. Mi piacque molto. C'era stile, finezza, eleganza e sobrietà. Quindi la padrona di casa, ci condusse alle camere del piano superiore. Nulla di banale e scontato neanche qui. Lo spirito degli architetti in questa casa si era espresso in tutta la loro originalità. La camera dei bambini e la camera padronale per esempio, pur avendo entrate distanti tra loro, erano contigue e semplicemente separate da una parete di vetro, che si poteva isolare da una lunga tenda scura azionabile dalla camera grande. Tanti gli accorgimenti in quella casa, come il tritarifiuti elettrico nel lavandino della cucina. Buttavi lì i resti dei piatti, accendevi l'interruttore e cranch, cranch, in un attimo tutto era pulito. Poi però, anche qui, lavavano i piatti immergendoli nel detersivo e li riponevano nello scolapiatti senza risciacquarli.. Un'abitudine diffusa, quindi. Andavamo spesso in quella casa. Eravamo bene accolte. E più di qualche volta ci invitavano a cena. Ci si sedeva a tavola alle 18 in punto. Nè un minuto prima. Nè un minuto dopo. Avendo scelto di condividere la casa con una ragazza alla pari, Pattie e John ogni tanto uscivano con gli amici per andare a bere qualcosa al pub. E noi facevamo compagnia a Ludovica. Spesso ci raggiungevano anche gli altri amici del bar-latteria. Una sera i padroni di casa rientrarono presto, sembravano un pò brilli. Volevano continuare a bere con gli amici con cui erano usciti. E quindi senza troppi giri di parole, ci misero alla porta. La prendemmo a ridere. E tra una risata e l'altra ripetevamo tra noi....ci hanno cacciato... ci hanno cacciato...( continua)
martedì 16 luglio 2019
Stratford on Avon. In cucina ( 4)
Dormivamo quindi nell'ampio seminterrato. La stanza da cui si accedeva nella nostra camera conteneva tante cianfrusaglie. C'erano cassetti pieni di rose artificiali, portacandele in ottone e altri addobbi. E in un cassetto a vista, stipate una sull'altra, tante scarpe femminili. Erano i
sandali estivi della padrona. Tutti uguali. Tutti dello stesso colore beige e tutti
dello stesso numero. Una cosa davvero strana.Una cosa misterosa a cui tentavamo di dare dei significati, senza riuscirci. E neanche potevamo chiedere. Un pò per la lingua che non conoscevamo, un pò per non fare la figura delle provincialotte a spasso per il mondo. In fondo, su, che sarà mai se una si compra almeno venti paia di scarpe tutte uguali? Insomma quel mondo misterioso, fatto di scarpe, di indumenti e di posate luccicose, ci affascinava e intrigava. Era come se osservando quegli oggetti riuscissimo ad entrare nell'animo di gente molto diversa da noi. Che apparteneva a un mondo diverso, per cultura e tradizione. Un mondo molto più ricco del nostro. Di secoli. Cosa che si percepiva ovunque per il gusto raffinato con cui era stato arredato l'hotel e da come era tenuto il parco, con le centinaia di rose antiche che circondavano la casa e che vedevi ovunque ti girassi e affacciassi. La finestra grande della cucina, sopra il lavello, per esempio ne era ampiamente incorniciata. E ne potevi godere in tutta la loro bellezza lavando le pentole dei pasti. Bella consolazione, direte. Si si, Solo le pentole, però. Le stoviglie no. Piatti e bicchieri venivano dirottati in un'altra stanza, attigua alla cucina, dove campeggiava il capitano Daisy, l'addetta al lavaggio che operava indossando un abitino da lavoro in cotone vichy a quadretti bianco e rosa. . Guai ad avvicinarsi alla sua postazione di lavoro. Lei apriva e chiudeva le porte delle washing machines, con lo stesso piglio di un comandante che apre e chiude le porte degli aerei o delle navi.Una questione di vita o di morte. Se ti avvicinavi un pò di più al suo spazio, ne subivi irritate ramanzine che uscivano da labbra strette che tenevano sempre in bilico sul lato destro della bocca la sua sigaretta al mentolo, perennemente accesa. Potevi solo bearti, tanto per dire, del vapore che usciva da lì e del profurmo del detersivo, usato a quintali. Stesso profumo e stesso massiccio uso che facevamo noi per le pentole. Pentole e padelle come dicevo erano appannaggio nostro e della padrona, che ci aveva istruito su come lavarle. Si, vabbè. Più o meno, insomma. Perchè si, le immergevi nell'acqua saponata, ma poi le dovevi mettere direttamente a scolare. Che cosaaa? chiedemmo senza articolare e senza far uscire alcun suono dalla bocca. Nel senso che...meglio non chiedere. Ma come... non si ripassano sotto l'acqua corrente? Never. Never. Ma non si poteva accettare. Noi che venivamo da un paesino sperduto del Lazio avremmo potuto mai digerire una simile cosa dagli oltremanica? Nulla da fare. Derogammo subito agli ordini e alle istruzioni impartiteci con determinazione e amore. Fluff...pentola in acqua. Su dalla schiuma, e....pollice e indice sulla manopola, tentando di girare in assoluto silenzio il rubinetto per farlo sgocciolare il meno possibile, ma una furibonda Mrs Tag arrivata da dietro, chiuse come una furia quel piccolo e fresco gocciolio, accompagnandolo con un NOOOO, che ancora sento nell'aria, dopo anni e anni. Boh.Valli a capire gli inglesi... (continua)
martedì 9 luglio 2019
Stratford on Avon. E fu subito fish and chips.(3)
Per due, tre giorni, Elvira e io non ci muovemmo dall'Haitor se non accompagnate dalla signora Tag, che ci portò a visitare delle chiese caratteristiche e il cottage di Anne Hathaway, moglie del drammaturgo. Una casa tra le tante. In Paese infatti di abitazioni riferite agli Shakespeare ce ne erano parecchie, rigorosamente in stile tudor e tutte visitabili a pagamento. Qui dove era nato, qui dove era cresciuto, qui dove aveva poi vissuto con la moglie. Insomma case a gogò. Un bel modo di fare turismo e cassa. Qualche pomeriggio dopo, iniziò l'esplorazione personale del bellissimo paesino. Scendemmo a piedi e ci infilammo in una strada importante, dalla parte opposta del fiume, la Ely Street.. Qui trovammo subito un fish and chips. E fu subito amore per quel cartoccio unto. Ma la scoperta più bella la facemmo due case dopo, quando ci trovammo di fronte a un ristorante italiano con annessa latteria. Fu la svolta alla nostra solitudine in terra straniera. Facemmo subito amicizia con Bruna, una ragazza padovana. Lei lavorava lì e nel ristorante. I proprietari erano di Parma e il locale era molto raffinato. Se tornate stasera, conoscerete pure gli altri, ci disse. E così facemmo. Tornammo quasi di corsa all'Hotel, per aiutare in cucina a preparare la cena e poi sempre di corsa in latteria. Quel posto diventò un approdo. Conoscemmo tanti altri ragazzi italiani e francesi e un professore di Roma, di cui ricordo ancora il nome, "suonato" per l'occulto. Portava sempre con sè il pendolino. Una sera ci convinse ad andare tutti al cimitero attiguo alla Chiesa, un pò fuori città. Guidando una processione incuriosita e irriverente, ci portò davanti a una tomba molto antica. Non ricordo bene chi fosse e cosa sarebbe dovuto accadere, ma so che non successe nulla. " Non vi siete concentrati abbastanza" ci ammonì. Quindi con aria ancora più scanzonata tornammo indietro. Meglio un caffè e una chiacchiera che le tombe antiche di perfetti sconosciuti.
Un pomeriggio mentre risalivamo verso l'Haitor, la strada era in salita e abbastanza lunga, fummo aggredite alle spalle. Lanciammo un urlo. Era mio zio Nic, il missionario, che tornando da un viaggio in Bangladesh si era fermato in Inghilterra per incontrare degli amici e vedere anche come stavamo noi. Ci chiamava da parecchio, ma noi non lo avevamo sentito e allora aveva deciso di fare una corsa e la sorpresa....da crepacuore. ( continua)
Un pomeriggio mentre risalivamo verso l'Haitor, la strada era in salita e abbastanza lunga, fummo aggredite alle spalle. Lanciammo un urlo. Era mio zio Nic, il missionario, che tornando da un viaggio in Bangladesh si era fermato in Inghilterra per incontrare degli amici e vedere anche come stavamo noi. Ci chiamava da parecchio, ma noi non lo avevamo sentito e allora aveva deciso di fare una corsa e la sorpresa....da crepacuore. ( continua)
giovedì 4 luglio 2019
Stratford on Avon. Le giornate a Haytor Hotel hanno inizio. (2)
La vita nell'Haytor hotel cominciava a prendere ritmo. La mia camera era in un delizioso abbaino, ma per poter dormire insieme optammo per la stanza del seminterrato, dove la mattina presto, oltre alla voce abbastanza sgradevole di Mrs Tag che da sopra le scale ci faceva da sveglia, vi scendeva anche il profumo della...colazione inglese che la cuoca stava preparando in cucina e che noi poi componevamo nel piatto da servire agli ospiti..uova fritte, bacon, pomodoro arrostito, pane tostato e tanto, tanto caffè.
Adoravo sbirciare la sala da pranzo, con quei bow windows che davano sul curatissimo parco pieno di verde, illuminato da una miriade di rose antiche. I tavoli senza tovaglia erano apparecchiati con gusto e piccole abat jour di gusto tipicamente inglese, sempre accese servivano, piu' che a far luce, a creare un'atmosfera molto intima. Una stanza magica, dove si camminava con passo felpato e si parlava tutti sottovoce. A controllare che ogni cosa andasse per il meglio in quel piccolo regno era il maggiordomo, di cui non ricordo il nome...ahhh scriversi un diario no eh?
Come eravamo arrivate la'? Io mi ero appena iscritta all'Universita' e mio zio Nic, missionario saveriano, "ministro" degli esteri della sua congregazione era sempre in giro per il mondo. Parlava molto bene almeno 5 lingue. E aveva amici ovunque. Tra loro sister Mary Vianney, direttrice del Training College Notre Dame di Oxford, molto amica dei coniugi Tag... (continua)
sabato 29 giugno 2019
Vacanze studio-lavoro a Stratford on Avon. Prima puntata
Era la Festa di San Luigi, quando parecchi anni fa, con la mia amica Elvira, partimmo per l'avventura d"oltremanica, con direzione Stratford on Avon, la famosa patria di Shakespeare. Erano le nostre vacanze studio-lavoro. Poiche' ci saremmo dovute fermare tre mesi, le nostre valigie erano strapiene di roba invernale. Per cui pensando di alleggerirle un po' partimmo da qui indossando abiti invernali, calze comprese. E vestite così girammo per Roma per un bel po' per sbrigare delle formalità in quelle Associazioni per studenti che andavano all'estero. L'appuntamento con famiglie e bagagli era in aeroporto. Per non soffrire di mal d"aria, a scopo precauzionale, ci impasticcammo, perché non si sa mai.... A Luton, ci aspettava Mister Tag, che insieme alla moglie gestiva l'Haytor hotel, straordinario albergo appena fuori Stratford on Avon.
Per riconoscerci, noi avremmo dovuto indossare dei bandeaux bianchi e lui una rosa. Ma non ci incontrammo. E quindi stanche e infreddolite, nonostante i taielleurini invernali...e per fortuna, prendemmo treno e taxi e bussammo che era quasi mezzanotte alla porta di un magnifico posto, di cui ne potemmo ammirare la cura e lo splendore solo la mattina dopo. Una perfetta magione inglese con parco meraviglioso e tanti cottage. Il tempo di riaverci dallo stupore che ci misero subito a pelare patate, lucidare argenti e ad apparecchiare l'intimo dining room a colazione e cena. Il momento più bello però arrivava all'imbrunire. Bisognava andare nelle stanze a preparare i letti per gli ospiti, scostare le lenzuola dal cuscino, girarle verso il centro e su questa piega appoggiarci gli indumenti per la notte. Una festa per gli occhi quelle stanze, una diversa dalle altre e arredate con un gusto fuori dal comune.....( continua)
giovedì 15 giugno 2017
Anche se faccio il Cincinnato.....
A un certo punto puoi decidere della tua vita. Libera dal lavoro e dai suoi ritmi, ti dedichi a cose che prima per mancanza di tempo non potevi fare. Segui dei corsi, frequenti la scuola di bridge e i tornei serali, viaggi e....canti ( in un coro).
Ma soprattutto scegli di fare il Cincinnato. Che significa questo? Significa soprattutto che sei disinteressato e onesto, e che preferisci alle beghe umane, le zolle del tuo orto.
Ma intanto intorno a te il putiferio continua. Perchè tu non smetti comunque di fare il tuo mestiere.....non dicono tutti che il giornalista non va mai in pensione? Ma gli altri, quelli che io chiamo....falliti e rosiconi, per forza di cose vogliono leggerci interesse e coinvolgimenti.
E ti attaccano.
Ma ecco le piccole soddisfazioni che al pari di Cincinnato ti ripagano di tutte le amarezze
Mi piace tornare ogni tanto al mio blog. E sapete perchè scrivo in terza persona? Perchè é più terapeutico! 😊
Ma soprattutto scegli di fare il Cincinnato. Che significa questo? Significa soprattutto che sei disinteressato e onesto, e che preferisci alle beghe umane, le zolle del tuo orto.
Ma intanto intorno a te il putiferio continua. Perchè tu non smetti comunque di fare il tuo mestiere.....non dicono tutti che il giornalista non va mai in pensione? Ma gli altri, quelli che io chiamo....falliti e rosiconi, per forza di cose vogliono leggerci interesse e coinvolgimenti.
E ti attaccano.
Ma ecco le piccole soddisfazioni che al pari di Cincinnato ti ripagano di tutte le amarezze
Mi piace tornare ogni tanto al mio blog. E sapete perchè scrivo in terza persona? Perchè é più terapeutico! 😊
A presto
Mariassunta
mercoledì 22 marzo 2017
Ode all'amore. 40 anni e...non dimostrarli
Ode all'amore. Ho scritto questo bellissimo pezzo, non l'ho detto io, ma quelli che lo hanno letto, il giorno del mio anniversario di matrimonio. Ho scritto di nascosto, e poi pubblicato su questo quotidiano nazionale on line, per non farmi vedere da mio marito. Volevo fargli una sorpresa. E così è stato. Pensavo si adirasse. Invece gli è piaciuto, perchè il mio stile sobrio e leggero non stona e non stride. Ho raccontato di noi, ma come mi hanno scritto in tanti, anche di voi. Di molti di voi che ogni giorno sfidano e mantengono vivo il rapporto di coppia. Di ogni coppia, appena formata o di vecchia data. Insomma leggetelo e ...poi ditemi di voi.
"Era un sabato lavorativo quando ci siamo sposati. Uno dei pochi “San Giuseppe” in cui si è lavorato. Poi, qualche anno dopo, è tornato ad essere festività. Le mie amiche insegnanti precarie non hanno potuto partecipare alla cerimonia, se non di sfuggita. Erano desiderose di vedermi perché rappresentavo un po’ l’anomalia. Sono stata senza saperlo un’antesignana dei wedding planner.... continua a leggere su.....
http://www.glistatigenerali.com/famiglia_relazioni/40-anni-e-non-dimostrarli/
Mariassunta
lunedì 11 aprile 2016
Evoluzioni!
Uff....vado molto di corsa. Dove eravamo rimasti? Ah sì...che ero in pensione. Penso di non dire una novità, se dico che lavoro più di prima vero? Certo adesso occupo il mio tempo. E lo faccio con grande piacere...tra scuola di bridge ( c'è da studiare tantissimo) e primi tornei, orto, casa ( ci sono cose, come la pittura del soggiorno e la riga sulle scale che avevo rinviato- mi piace tantissimo com'è venuto), e poi ginnastica...chi se lo poteva permettere prima? Ma ora c'è in ballo un'altra cosa e un altro impegno, molto più gravoso e anche se piacevole...stancante. La candidatura al Comune di Latina, che il mio amico, candidato a sindaco della città, Enrico Forte, vuole a tutti i costi. Poichè lo stimo molto, lo conosco da sempre praticamente e siamo amici di famiglia, ho accettato di stare in questo bailamme. Ci devi stare, mi ha detto, con la tua faccia e la tua storia. Evvabbè. E allora eccomi.
Eccomi anche a scrivere cose nuove.............Leggete e ditemi se vi piace-
"Aspettavo l’investitura ufficiale per dire che si…sono in corsa. Ci ho pensato tanto, ma alla fine dopo aver accettato la dura sfida, la mia candidatura alle comunali di Latina è entrata da ieri
nel vivo.
Molti amici mi hanno detto che questa era la conseguenza naturale della mia crescita e formazione personale. Loro già sapevano che sarebbe finita così. Prima di me.
Che io sia una guerriera non c’è dubbio. Sempre in prima fila a esigere i naturali diritti e sempre in prima fila a reclamarli e pretenderli...." continua a leggere qui http://www.glistatigenerali.com/enti-locali_p-a/speranza-nel-cambiamento-prima-puntata-diario-di-una-candidata/
Eccomi anche a scrivere cose nuove.............Leggete e ditemi se vi piace-
"Aspettavo l’investitura ufficiale per dire che si…sono in corsa. Ci ho pensato tanto, ma alla fine dopo aver accettato la dura sfida, la mia candidatura alle comunali di Latina è entrata da ieri
nel vivo.
Molti amici mi hanno detto che questa era la conseguenza naturale della mia crescita e formazione personale. Loro già sapevano che sarebbe finita così. Prima di me.
Che io sia una guerriera non c’è dubbio. Sempre in prima fila a esigere i naturali diritti e sempre in prima fila a reclamarli e pretenderli...." continua a leggere qui http://www.glistatigenerali.com/enti-locali_p-a/speranza-nel-cambiamento-prima-puntata-diario-di-una-candidata/
lunedì 18 gennaio 2016
A proposito dei fatti di Colonia
Ho pubblicato su GLI STATI GENERALI un pezzo sui fatti di Colonia. Ho voluto ripercorrere, partendo da un famoso processo che si è tenuto qui a Latina, a cui ho partecipato anche io, le conquiste delle donne. Conquiste a cui non vorremmo rinunciare....per nulla al mondo.
http://www.glistatigenerali.com/costumi-sociali_questioni-di-genere/violenza-alle-donne-indietro-non-si-torna/
http://www.glistatigenerali.com/costumi-sociali_questioni-di-genere/violenza-alle-donne-indietro-non-si-torna/
lunedì 28 dicembre 2015
Si cambia
Il blog è un appuntamento da prendere a piccoli sorsi. Si va bene, manco da parecchio. Cercherò però di essere più presente. Prometto. Come mai? Qualcosa è cambiato? vi starete chiedendo voi. Sì. Ecco il mio post, di qualche mese fa, che ho pubblicato su Gli Stati Generali, giornale on line molto interessante e diretto da Jacopo Tondelli, un giornalista che stimo moltissimo.
Il pezzo che è stato pubblicato il 1° di agosto, mio primo giorno di pensione lo dedico a tutti i miei amici che sono andati in pensione, che stanno per andare o che ....desiderano andarci!
Oggi è un giorno diverso. Un giorno in cui la vita cambia per sempre. Un giorno in cui ti chiedi se ce la farai ad affrontare una nuova realtà e un nuovo equilibrio. Il “meritato” riposo è arrivato e tu ti ritrovi a far parte di una categoria nuova. Su, usa quella parola e dillo che sei in pensione. La parola pensione non mi piace perchè fa pensare a un repentino voltare pagina, a una vita poco produttiva e per quello che mi riguarda anche ad archiviare un periodo fatto di tante soddisfazioni e con ritmi molto impegnativi. Un tran tran quotidiano davvero intenso... ( per leggere tutto cliccate qui) http://www.glistatigenerali.com/costumi-sociali/gratitudine-nostalgia-futuro-vi-racconto-il-mio-primo-giorno-di-pensione/
Il pezzo che è stato pubblicato il 1° di agosto, mio primo giorno di pensione lo dedico a tutti i miei amici che sono andati in pensione, che stanno per andare o che ....desiderano andarci!
Gratitudine, nostalgia, futuro: vi racconto il mio primo giorno di pensione
Oggi è un giorno diverso. Un giorno in cui la vita cambia per sempre. Un giorno in cui ti chiedi se ce la farai ad affrontare una nuova realtà e un nuovo equilibrio. Il “meritato” riposo è arrivato e tu ti ritrovi a far parte di una categoria nuova. Su, usa quella parola e dillo che sei in pensione. La parola pensione non mi piace perchè fa pensare a un repentino voltare pagina, a una vita poco produttiva e per quello che mi riguarda anche ad archiviare un periodo fatto di tante soddisfazioni e con ritmi molto impegnativi. Un tran tran quotidiano davvero intenso... ( per leggere tutto cliccate qui) http://www.glistatigenerali.com/costumi-sociali/gratitudine-nostalgia-futuro-vi-racconto-il-mio-primo-giorno-di-pensione/
venerdì 8 agosto 2014
Lo zafferano: non solo ricerca, ma anche coltura fai da te.
Dello zafferano, delle sue qualità e dei benefici per il nostro organismo se ne è occupato addirittura uno studio pubblicato nell'utlimo numero della prestigiosa rivista scientifica Pnas
Era da tempo che ne volevo parlare, anche perché è da tempo che voglio riprovare a coltivare in casa uno degli ingredienti più costosi della nostra tavola e questo è proprio il periodo giusto.
continua a leggere il pezzo sul Fatto Quotidiano http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/08/08/orto-sul-terrazzo-lo-zafferano-tra-provette-e-vasi/1084774/
Ciao
Mariassunta
Era da tempo che ne volevo parlare, anche perché è da tempo che voglio riprovare a coltivare in casa uno degli ingredienti più costosi della nostra tavola e questo è proprio il periodo giusto.
continua a leggere il pezzo sul Fatto Quotidiano http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/08/08/orto-sul-terrazzo-lo-zafferano-tra-provette-e-vasi/1084774/
Ciao
Mariassunta
martedì 8 luglio 2014
Vi sono mancata? Ma se avete un terrazzo....
E' da tanto che non scrivo qui, ma non me ne sono stata certo con le mani in mano. Da tre anni ho un blog su LINKIESTA ( A piedi nudi) e da un anno circa anche sul Fatto Quotidiano.
Da pochi mesi poi sono stata nominata caporedattore di Researchitaly, il portale sulla ricerca italiana del Miur, che è il Ministero dove io lavoro. Il link è questo https://www.researchitaly.it/conoscere/.
Quindi ho il mio da fare. E ho trascurato per un bel pò questo mio diario, tanto che ho ricevuto anche delle mail che mi chiedevano di riprendere a scrivere qui.
Grazie per avermi sollecitato. Ho deciso di non accantonare questo mio spazio personale e di riprenderlo in mano. Oggi l'ho riaperto per puro caso dal momento che dovevo inviare dei link a due amiche e devo dire che ne ho avuto una forte nostalgia.
Non potendo però fare questo, quello e quest'altro, ho deciso che da qui vi rilancerò le notizie più importanti dei blog sui due quotidiani e del portale. Notizie tutte interessantissime. Vedrete di volta in volta.
Che ne dite?
Intanto ecco l'ultimo mio post del Fatto Quotidiano. Se avete un terrazzo da "riempire" di verde, leggete qui....
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/07/04/sgravi-fiscali-i-grigi-terrazzi-diventano-verdi/1049928/
Credits
riqualificazione urbana
ideagiardini
Ciao a presto
Mariassunta
lunedì 18 novembre 2013
Orto d'artista: i pomodori di Cesare Fullone ( parte seconda)
I giorni sono ancora caldi. E pensare alla coltura dei pomodori non è
anacronistico...anche perchè in molti orti si raccolgono ancora. Devo
dire la verità...io ortista appassionata non ho mai visto tutte queste
varietà. L'artista milanese Cesare Fullone che ha un orto nelle colline
piacentine riesce a stupire sempre. Per la bellezza e la varietà di
coltura.
Come fare a meno di spiare il suo orto giardino e godere di tutte queste qualità che lui stesso ci spiega?

Ed ecco la Poppa di Venere.

Campanella rubino. Classico pomodorino a grappolo. Gustosissimo.

Costoluto fiorentino: "Quest'anno mi sembra venuto poco costoluto" dice l'artista- ortolano.

Ed ecco la chicca....Tartufo nero. Una varietà molto produttiva.

Tartufo nero. "Dei pomodori neri mi sembra complessivamente uno dei migliori.
Pezzatura non eccessiva, gusto gradevolissimo, polpa liquescente."

E infine ...il Bulgarian. Ottimo sotto tutti gli aspetti.
Per chi è appassionato l'anno prossimo non ha che da scegliere tra tutte queste varietà.
Come fare a meno di spiare il suo orto giardino e godere di tutte queste qualità che lui stesso ci spiega?

Ed ecco la Poppa di Venere.

Campanella rubino. Classico pomodorino a grappolo. Gustosissimo.

Costoluto fiorentino: "Quest'anno mi sembra venuto poco costoluto" dice l'artista- ortolano.

Ed ecco la chicca....Tartufo nero. Una varietà molto produttiva.

Tartufo nero. "Dei pomodori neri mi sembra complessivamente uno dei migliori.
Pezzatura non eccessiva, gusto gradevolissimo, polpa liquescente."

E infine ...il Bulgarian. Ottimo sotto tutti gli aspetti.
Per chi è appassionato l'anno prossimo non ha che da scegliere tra tutte queste varietà.
Ciao Mariassunta
martedì 29 ottobre 2013
Orto d'artista: i pomodori di Cesare Fullone ( parte prima)
Ci siamo già stati nell'orto del famoso scultore milanese Cesare
Fullone. Ma ogni tanto merita tornarci...perchè la sua passione non può
rimanere nascosta. Ha coltivato quest'anno dei pomodori per nulla
consueti. Particolari e ottimi. Ve li mostro con accanto le sue
considerazioni e i suoi giudizi su sapore e consistenza....
"Cominciamo con qualcuno di quelli un pò più strani.

Purple Calabash

Purple Calabash, bellissimo questo nero-viola.
Sapore ottimo, però buccia un pò persistente.

Zapotec Pink Ribbed. Questo lo mangiavano gli Aztechi.
Complessivamente buono.

Il Reise, secondo anno, come si fa a non coltivare un pomodoro così!
Dal primo piano si capisce perchè è chiamato anche Pomodoro del pellegrino.
Evitando di mangiarlo tutto, se ne può staccare una parte senza danneggiare la parte restante.
Ottimo per i parsimoniosi in viaggio.

Pomodoro big arcobaleno. I miei non sono venuti tanto big.

Corrogo. Simpaticissimi, a grappoli come ciliegini ma più grossi e di sapore migliore".
Ma questo è solo un anticipo. Ce ne sono altri...ma preferisco, per non sminuire tutta questa bontà, bellezza e passione, fare un secondo post. Così da poter anche noi goderne appieno.
"Cominciamo con qualcuno di quelli un pò più strani.
Purple Calabash
Purple Calabash, bellissimo questo nero-viola.
Sapore ottimo, però buccia un pò persistente.
Zapotec Pink Ribbed. Questo lo mangiavano gli Aztechi.
Complessivamente buono.
Il Reise, secondo anno, come si fa a non coltivare un pomodoro così!
Dal primo piano si capisce perchè è chiamato anche Pomodoro del pellegrino.
Evitando di mangiarlo tutto, se ne può staccare una parte senza danneggiare la parte restante.
Ottimo per i parsimoniosi in viaggio.
Pomodoro big arcobaleno. I miei non sono venuti tanto big.
Corrogo. Simpaticissimi, a grappoli come ciliegini ma più grossi e di sapore migliore".
Ma questo è solo un anticipo. Ce ne sono altri...ma preferisco, per non sminuire tutta questa bontà, bellezza e passione, fare un secondo post. Così da poter anche noi goderne appieno.
A presto
Mariassunta
martedì 22 ottobre 2013
Mano nella mano.
Non riesco a non pensare alla tua piccola manina
chiusa in quella della mamma. Una stretta piena di fiducia e amore. Tu e
la mamma. Non ci può essere più sicurezza e tranquillità quando sei
piccolo e procedi accanto a lei. Stretto a lei, che ti guida con affetto e amore mentre tu cammini fiero e protetto, guardandoti intorno.
Sarà stato così anche quella sera. Chissà quante volte avrete attraversato quella strada, mano nella mano. Certo tu non potevi sapere, non potevi immaginare che oltrepassare.....
Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/blogs/piccoli-passi-nel-mio-orto-giardino-idee-passione-ricette/perdonaci-piccolo-se-non-ti-abbiamo-#ixzz2iU1HqZBm
giovedì 17 ottobre 2013
Cibo di strada a Roma: Stefano Callegari ha inventato il trapizzino con il picchiapò
Non è un gioco di parole il mio. Sia
chiaro. Il trapizzino, che molti non conoscono, è un panino formato da angoli di pizza bianca riempiti
con carne, pesce e interiora, ingredienti essenziali di ricette famose e
tradizionali della cucina tipica romana. Due elementi che non si erano ancora
mai incontrati e che qualche anno fa sono stati combinati in un felice
matrimonio. E da allora infatti….vissero felici e contenti
Già, perché dovete sapere che questo matrimonio, questa
combinazione di sapori ha dato vita a un nuovo modo di mangiare. Qual è la
novità, dirà qualcuno, se la pizza bianca si mangiava già farcita? Certo, di formaggio o prosciutto, ma non di
roba cucinata, non di sapori forti, non di carne ricca di sugo. Ora la pizza bianca viene riempita di tutto quello
che è di più tipico e caratteristico della cucina romane, vale a dire … polpette al
sugo, coda alla vaccinara, trippa al sugo, pollo alla cacciatora, lingua in
salsa verde, coratella d’abbacchio con carciofi o cipolle, seppie e piselli e il famoso picchiapò.
Sì, anche il picchiapò. Qu'est ce que c'est ça? Chiedeva,
in “C‘eravamo tanto amati”, Stefano Satta
Flores al “Re della mezza porzione”. “E’
manzo lessato e ripassato in padella con cipolle e pomodoro”. “ Ma io vedo poca
carne e tutte cipolle”, rispondeva lo
spiritoso professore. “ A Sor Maè – gli rispondeva piccato l‘oste - ci stanno
5830 trattorie a Roma. C’hai ampia scerta”.
Ora le trattorie sono molte di più. Ma Roma non aveva ancora
il suo street food caratteristico. L’idea di questo connubio è venuta a Stefano
Callegari, che dopo aver girato il mondo come steward, è arrivato alla
conclusione che al cibo italiano e a quello romano in particolare non ci si può
rinunciare, per nessuna ragione al mondo. Come offrire allora una seconda
possibilità alla tipica cucina romana, generalmente così piena di sugo e di
intingolo che non la si può gustare se non da un piatto e seduti? Se altre
cucine tipiche offrono questa possibilità,
come ad esempio il Lampredotto a Firenze o U panu cà meusa, panino con la milza, a Palermo, perché
rinunciare a Roma al piacere di una "scarpetta on the road"? si è
chiesto Callegari. L’idea è stata allora la pizza. O meglio …l'angolo della
pizza bianca cotta nella teglia, che avendo due lati chiusi, poteva essere un
bel posto dove mettere qualcosa di assai gustoso. A questo punto mancava l’accorgimento
tecnico su come trasformare una teglia di pizza bianca in tanti angoli di
pizza. Risolto questo ecco venir fuori tante pizze-tasca che custodiscono un
prezioso, ricco e saporito manicaretto. L’avreste mai detto?
Il successo è stato immediato e le recensioni positive, dal
Gambero Rosso al New York Times, passando per le maggiori guide sul cibo da
strada, più un paio di premi qua e là, ne hanno fatto in poco tempo un classico
della "cucina romana da passeggio"e di Callegari e soci e vale la
pena citarli, Antonio Pratticò, Kabir
Humayun e Gabriele Gatti, degli straordinari creativi di cibo tradizionale. Che
non è poco.
Dove trovare i trapizzini. Ovviamente “ner core de Roma”,
cioè a Testaccio. Vicino alla Chiesa di Santa Maria Liberatrice, c’è il locale
di Callegari. Si chiama 00100 Pizza ( sintesi tra la farina 00 e il CAP di Roma
-la creatività e la romanità di queste persone è davvero inesauribile davvero.
Complimenti ancora.)
I prezzi? 6 euro quello grande e 3,50 quello piccolo. Si
comprano e si portano via.
Fatemi sapere dopo che vi ho dato questa dritta....come è andata eh!
Ciao
Mariassunta
giovedì 10 ottobre 2013
Cheeese!
Ero curiosa di farlo.
Leggevo, leggevo, leggevo e non vedevo l'ora di mettermi alla prova.
Così ho incominciato ad organizzarmi. Non è poi che servisse chissacchè! Occorreva solo comprare il caglio e poi il latte crudo e il termometro. Tutte le altre cose le avevo già in casa.
Ho provato con il latte del super la prima volta ed è uscita una bella caciotta.
Poi ho scoperto che vicino alla mia città ci sono delle fattorie che vendono il latte crudo, quello appena munto. Ora lavoro questo....
Adoro fare i formaggi...anche perchè mi piacciono molto, ma non avendo tanto tempo a disposizione li faccio davvero ogni tanto.
Questo è l'ultimo che abbiamo aperto questa estate, quando c'eravamo tutti. E' un montasio con una stagionatura di 4 mesi.
Una vera delizia.
Ciao
Mariassunta
mercoledì 25 settembre 2013
Le bon pain
Spesso faccio il pane in casa e mi diverto a fare cose nuove. Vado sempre in cerca di novità.
Non chiedetemi però di farlo con il lievito madre perchè non riesco a tenere a bada il "pupo".
Non ho tempo di fare i rinfreschi. Ci ho provato...ci ho provato. Una volta la mia amica Antonella mi ha convinto e me ne ha dato un pò del suo di LM. L'ho tenuto in frigo per un pò...ma poi è morto.
Vorrà dire che ci riproverò quando ho più tempo.
Ma non rinuncio comunque a fare il pane e uso il lievito di birra. Quello liofilizzato, così è sempre disponibile quando ho voglia di impastare.
Da prima dell'estate che non panifico e uno degli ultimi pani è stato questo...
..con i semi di zucca.
Per farlo ho impastato 600 gr di farina con 1 bustina di lievito e
acqua quanto basta. Più 1 cucchiaino di zucchero, 1 o2 di sale e semi .
Ho lasciato lievitare. Poi ho realizzato una treccia e voilà!
Ciao e... Bon appetit!
Mariassunta
Iscriviti a:
Post (Atom)



















